Il punto non è l’intelligenza artificiale

Ted Livingston, CEO di Kik, intervistato da Kurt Wagner

Ormai, da qualche settimana, gli eventi dedicati ai chatbot e alle piattaforme di intelligenza artificiale a supporto, sono un susseguirsi tumultuoso. Quello degli eventi su queste tematiche (chatbot soprattutto, ma anche machine learning e in genere AI), è ormai diventato un business redditizio per gli organizzatori!

BTW, il primo evento italiano su questi temi è stato #convcomp2016, che inventai e realizzai assieme a Giuditta Del Buono. La conferenza del 24 Giugno a Milano, fu gratuita e aperta a tutti :-)

Talkabot, la conferenza di Austin

Oggi vorrei parlarvi dell’evento #talkabot, conferenza di 3 giorni avvenuta ad Austin (TX) dal 27 al 29 Settembre. Alcuni giornalisti ed esperti hanno scritto molto e vi invito in particolare a leggere questi splendidi report:

L’intervento di Ted Livingston

Al #talkabot ha partecipato anche Ted Livingston, fondatore della piattaforma di messaggistica istantanea Kik. Ieri è uscito l’articolo Talkabot: Conversation with Ted Livingston, CEO Kik di Peter Swimm che riporta il video integrale dell’intervista di Kurt Wagner:

Video report integrale dell’intervista (su youtube)

Conoscevo ovviamente già Ted e la piattaforma di instant messaging canadese Kik, che ha attualmente 300 MAU soprattutto giovani e giovanissimi. Kik da molti anni integra una piattaforma di sviluppo bots, con modello “alla WeChat”.

e che realizza molte features che noi, in Italia, crediamo siano state inventate da Telegram (per esempio le mentions che in Telegram sono gli inline bots) ma che invece sono state sviluppate prima in Kik (sul chi è venuto prima potrei sbagliarmi, ma poco importa).

Conoscevo già (e personalmente condivido) le idee di Ted Livingston a riguardo delle applicazioni chatbot orientate al commercio (di beni digitali ma sopratutto fisici), la proposta di Kik rivolta al commercio offline e il proximity commerce.

Va precisato che la visione del CEO di Kik non è quella di un commercio conversazionale (#convcomm) basato su raffinate tecniche di natural language understanding, ma piuttosto quella di bots “alla WeChat”, molto semplici ed addirittura “menu-driven”, che realizzano, all’interno della chat, una user experience simile a quella della navigazione su web. Poco più di pochi click and point, UX di intermediazione tra persone, in ambito business o enterntainment. Vedi: How Our Dumb Chat Bot Got A Million Users Without Even Trying

Conoscevo già l’ironia di Ted Livingston rispetto alla associazione tra chatbot e intelligenza artificiale, ma nell’intervista sul palco del #talkabot è stato sorprendentemente esplicito! Molto tagliente nella sua visione e nel suo giudizio sulle grandi aziende che sostengono di avere superlative piattaforme di intelligenza artificiale.

foto di Mariya Yao: https://twitter.com/thinkmariya/status/781243646314106881

L’AI è davvero il nuovo grande business delle grandi aziende?

IL CEO di Kik ha menzionato i maggiori big players e non ha lasciato niente di non-detto con lapidaria sentenza:

If AI is required to win (big companies), they have already won. If AI is not required, then they have already lost.

Ora, va detto che Ted non è contrario all’AI tout-court; tutt’altro! Lui sostiene che ci saranno in futuro, nelle applicazioni chatbot, grandi benefici dall’utilizzo del machine learning, ma afferma che:

AI is not the point.

La bot-economia come frictionless middleware tra domanda ed offerta

L’intelligenza artificiale non è il fattore principale del possibile devastante impatto dei bot nell’economia digitale. 
Il fattore principale è semmai l’eliminazione di quella che chiama “friction”: i bot sono semplicemente un mezzo nuovo, più rapido ed efficace per arrivare alle persone e facilitare le conversazioni interpersonali. 
E’ questo il punto molto pragmatico: la convenienza (da parte di chi sviluppa una qualsiasi applicazione) nell’utilizzo dei bot, che saranno (ovvero sostituiranno) i nuovi “siti web” (e le mobile app così come le intendiamo oggi: programmi di cui fare download su nostro telefonino o tablet). 
Su questo ha insistito parecchio ripetendo alcune volte lo slogan:

foto di Mariya Yao: https://twitter.com/thinkmariya/status/781244673004220421
foto di Mariya Yao: https://twitter.com/thinkmariya/status/781246203660898304

Le risposte di Ted sono sempre riflessive ed equilibrate; per esempio accennando positivamente a quanto detto recentemente da David Markus, Facebook leader, a riguardo di un velato possibile cambio di direzione strategica dell’azienda (in riferimento ad un possibile isolamento del dipartimento AI che lavora alla discussa — perché con non dichiarato approccio “human in the loop” — piattaforma “M”). 
Si è sbilanciato invece in una critica più aperta rispetto a Google Allo, esprimendo la sua perplessità nei confronti di un sistema di intelligenza artificiale pervasivo, che interviene in ogni conversazione tra persone suggerendo risposte/comportamenti.

Google ha annunciato di rilasciare entro Dicembre 2016 Assistant, la piattaforma di sviluppo per sviluppatori di bot. Vedremo!

L’intelligenza artificiale è l’abdicazione della riservatezza dei dati?

Questo è un tema molto delicato a mio avviso: la privatezza dei dati personali o meglio la percezione della privacy che gli utenti hanno nell’utilizzo di una qualsiasi piattaforma di instant messaging (o dispositivi ad interfaccia vocale com Amazon Echo e Google Home).

Ted Livingston sostiene che, psicologicamente, alle persone non piace il fatto che quando chattiamo, per esempio su Allo, tutte le conversazioni sono analizzate da un AI-assistant che, oltre a fornire forse un vero aiuto o supporto, “legge” (…) anche tutte le conversazioni tra te e le persone (ed i bot)!

Riflessione mia: 
è una sottile linea rossa quella che sottende tra possibile successo dell’utilizzo di intelligenza artificiale pervasiva e big data raccolti dalle corporations e il possibile opposto trend di rifiuto totale delle persone ad utilizzare tali tecnologie (l’esempio concreto, in fase di sperimentazione, è Google Allo).

Ted Livingston ha insistito sul fatto che in Kik i messaggi degli utenti non vengono assolutamente letti per nessun motivo. Per inciso, questo punto è “IL” cavallo di battaglia principale del fondatore di Telegram, Pavel Durov!

Pavel Durov, fondatore della splendida piattaforma di messagistica istantanea Telegram Messenger

Altra cosa è, psicologicamente, avere una conversazione one-to-one con un bot (senza intermediazioni di assistant AI “terza parte”, nella accezione Google Allo o Amazon Alexa. 
Se sappiamo “per certo” che la conversazione è “criptata” dalla piattaforma e che i nostri messaggi e quindi le nostre conversazioni, infine tutti i nostri dati personali, non verranno utilizzati dall'azienda, allora può andarci bene condividere informazioni confidenziali con un chatbot applicativo che risolve un problema in un dominio specifico, come per esempio un bot bancario o di assistenza medica.

Futuro prossimo: chat-payments e colloqui inter-bots

Tra gli altri punti molto importanti che ha toccato Ted Livingston e che mi interessano molto:
1. l’insistere sul fatto che la chiave di volta sarà un sistema di pagamento all’interno della piattaforma ospitante i bot, a supporto degli sviluppatori di applicazioni (personalmente lavoro anche in questo ambito con un piccolo progetto coming soon).

2. Ted Livingston ha accennato ad un eco sistema prossimo venturo di applicazioni realizzate con cooperazione di molteplici bot che parleranno tra loro (anche questo è un tema che mi affascina e su cui sto lavorando).

Concludendo, condivido tutto quello che dice quest’uomo!