ChatBots: visuali o conversazionali?

Il bell’aggiornamento appena pubblicato su questo stesso blog www.convcomp.it :
mi porta ad una riflessione generale (che prescinde da Facebook)🤔
Non è una novità il fatto che l’approccio di Facebook Messenger per lo sviluppo di chatbots sia il paradigma GUI (Graphical User Interface) piuttosto che quello CUI (Conversational User Interface).
Messenger sta ricalcando sempre più il modello di successo di WeChat, dove i bots sono miniprograms, applicazioni web embedded dentro la chat. Si tratta di applicazioni visuali piuttosto semplici nel flusso di navigazione, spesso semplicemente menu-driven.
Non c’è niente di male nei menu-driven dumb bots!
Anzi, sono io stesso detrattore di paventata intelligenza artificiale conversazionale (spesso solo un discutibile machine learning di frasi d’intento), mentre sono uno fermo sostenitore dei bots transazionali, ovvero applicazioni (dumb workflow bots) che guidano l’utente a realizzare uno specifico business goal (una transazione di e-commerce, un qualsiasi pagamento, una rapida info, etc.).
Quindi ben venga la via frictionless di Facebook (frictionless rispetto una UX per utenti ora abituati a smanettare su una mobile app)!
Però…
questo modello di applicazione chatbot alla WeChat è secondo me debole nel lungo termine; mi pare essere piuttosto un modello di users retention, che forse un poco nasconde l’aspettativa disattesa (da parte di Facebook) di un esplosivo successo dei propri bots. Non è mica andata come sperato, però.
Ci sono alcuni punti che pongo all’attenzione del lettore:
Perché i FB bots in verità non hanno “spaccato” fin da subito?
Perché FB ha deciso un low-profile nella proposta di bots che sono quasi apps e riportano l’utente ad una UX vecchia, con i menu ed il “push advertising”?
Perché M, il progetto di “intelligenza artificiale” conversazionale di FB, è tenuto piuttosto in stand-by? Pare che la super arma segreta, se non erro tenuta in beta test e disponibile solo in alcuni stati USA, non abbia mica entusiasmato (vedi polemiche di uso di humans-in-the-loop, ovvero operatori umani che rispondono alle conversazioni con gli utenti in vece della “AI-balckbox”).
Ora, in Italia, c’è da dire una cosa: l’applicazione chat che usa il 90% della popolazione è una ed una sola:
la grande massa di noi consumer italici, usa WhatsApp.
D’altro canto sappiamo tutti bene che WA non permette assolutamente la realizzazione di qualsiasi bot! E tutti i tentativi di fare applicazioni automatizzate sono state bannate da WhatsApp, vedi famoso caso brasiliano. Vedi:
Chatbots o non chatbots, la grande maggioranza degli italiani usa WhatsApp per messaggiare su gruppi (più o meno assurdi, come quelli delle mamme e dei babbi dei bambini all’asilo, o più o meno futili come i gruppi dark-channels intra-aziendali)…che orrore!🤢
Noi nerd-fighetti no, noi usiamo Telegram! ma anche no; infatti i più snob come me hanno tolto WA dal telefono ed usano a malapena TG con un pò di malcelato fastidio nell’accendere il telefono all’uopo di leggere questo o quel channel o command based bot di gioco d’azzardo e/o porno… un agire zombie decerebrato… che miseria!🤢
Eppoi ha ragione Pavel Durov: le telefonate disturbano la concentrazione!
E stare sempre attaccati al telefonino è da sfigati!
Ma infine, chi lo usa Messenger in Italia per chattare nel day by day?
Ma lasciamo perdere un attimo i reami Facebook.🤷
Da tempo, e cioè da quando organizzai il primo evento italiano sul conversational computing, il 24 giugno 2016:
penso che:
La rivoluzione dei chatbots è quella conversazionale!
Ne sono ancora convinto, forse ora ancora di più, in questo inizio 2017, privo di innovazione davvero eccitante. Ma è questione di medio termine (pochi anni); i segnali sono inequivocabili: stiamo andando verso sistemi ad interfaccia vocale sempre più pervasivi (per la massa, noi “consumatori”).
Ormai l’hashtag #voicefirst spopola, perché certamente i dispositivi di Amazon (vedi Echo/Alexa), Google (vedi Home/Actions), e asap LINE (vedi Clova), e chissà quali altri mainframe metabots vocali prenderanno campo. Il passo successivo saranno poi le TV interattive (streaming + videobots). Mi ci gioco le …🔮
Ma il punto non è l’interfaccia vocale.
Senz’altro ce la meneremo nei prossimi mesi con le tecnologie di riconoscimento dell’impronta vocale, one-to-one sentiment analysis, problemi etici di privacy e beffarde nuove rogne cyber-security, maledizioni ai padri padroni orwelliani e spioni ascoltatori di ogni risma che ci conosceranno meglio di nostra mamma! 😧
No, il punto non è tanto che la voce velocizza la comunicazione, che evita anche la “perdita di tempo” di scrivere sul telefonino i nostri bei testi (insulsi o pieni di contenuti che siano), il punto interessante è l’evoluzione del linguaggio di comunicazione tra uomo e macchina, e la comprensione del linguaggio (da parte di entrambi, la macchina e l’uomo).
Vincerà il Natural Language Understanding?
Facile a dirsi, NLU, ma difficile a farsi. Intuizione intelligente un corno! E’ da qualche decennio che la ricerca della linguistica computazionale ci si arrabatta con i migliori cervelli, ma i risultati mainstream non ci sono. Ce la meniamo ancora con il data mining sui corpora testuali. Contenti loro; io non ne sono troppo entusiasta di questa ricerca, vecchia e decrepita.🏰
I sistemi neurali, ora declinati in deep learning, tanto declamati dalle AI-startups (e da me così tanto amati che ci feci la mia tesi di laurea nel lontano 1999), non risolvono, ora nel 2017, nemmeno lontanamente un qualche problema di machine intelligence. Sbaglio? Dimostratemi il contrario, Ve ne prego!
Che ci fai ora con i sistemi generativi? Ci fai forse crowdsourcing machine learning, con big data di conversazioni e ci apprendi intenti ed entità, d’accordo! Ma poi?
Hai risolto il problema della comprensione semantica? Manco per niente. E le applicazioni pratiche? Sì, qualcosina, d’accordo, ma, ve ne prego, togliete la dicitura “intelligenza artificiale”!🙏🙏🙏🙏🙏
BTW, interessante lettura:
Lasciamo allora perdere il nuovo sub-simbolico che avanza. Che dire della buona vecchia via simbolica allora? Quella tanto disprezzata dagli odierni scienziati evangelisti della religione del “cognitive computing”?
A parte che ci andrei giù molto piano a parlare a destra e manca di scienze cognitive … ed andrebbero un pò più conosciuti (almeno per essere criticati a ragion veduta) i sistemi chatbots di natural language processing “tradizionale”, come per esempio il buon “vecchio” ChatScript, che anche se con un “semplici” approcci rule-based, se lo sono però posto il problema del fundamental meaning. Un qualche risultato di understanding e pragmatico forse lo ottengono, o no? 🙄
P.S. Qui dove sono i linguisti computazionali (italiani)?
Dormicchiano sogni di ricerca mai sovvenzionata? Tutti a casa?
Aiutatemi a capire, Vi prego!🙏🙏🤔🤔
Altri pensierini: